In occasione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i Country Network di UN Global Compact di Bulgaria, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Turchia presentano la seconda pubblicazione dell'indagine "European Private Sector SDGs Stocktake".

Basandosi su 136 indicatori relativi a 5.793 aziende aderenti a UN Global Compact in 21 paesi europei, lo studio consente, per la prima volta, di stimare il livello di contributo del settore privato agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Il punteggio medio complessivo di 58,2 su 100 indica un livello positivo di contributo allo sviluppo sostenibile, pur evidenziando margini di miglioramento su aspetti specifici.

I risultati emersi dallo studio

■ Le aziende europee aderenti a UN Global Compact forniscono un contributo concreto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), con un punteggio medio complessivo di 58,2 su 100

Per ciascun target degli SDGs analizzato, è stato calcolato un punteggio di contributo da 0 a 100 utilizzando una serie di indicatori: lo 0 indica l'assenza totale di contributo, mentre il 100 rappresenta il livello massimo possibile. I punteggi rivelano che, sebbene le differenze tra i paesi siano relativamente contenute, il livello di contributo varia a seconda dell'obiettivo considerato. L'SDG 3 (Salute e benessere) registra il punteggio più alto (73,6).

■ Il contributo delle aziende è maggiore per gli SDGs legati a questioni sociali rispetto a quelli ambientali. La lotta alla corruzione è ben integrata dalle aziende europee aderenti a UNGC

Tale differenza potrebbe riflettere la presenza in Europa di normative di più lunga data in ambito sociale, nonché un maggior numero di indicatori operativi per misurare gli SDGs ambientali, i quali richiedono un livello di maturità più elevato in termini di sostenibilità.

■ Le imprese industriali europee aderenti all'iniziativa tendono a integrare più profondamente le pratiche ambientali

Nel complesso, il contributo alla lotta contro il cambiamento climatico (SDG 13) rimane moderato tra le aziende europee aderenti, con un punteggio medio di 45,8. Solo il 28,1% delle aziende rispondenti ha elaborato un piano di adattamento climatico. Gli indicatori suggeriscono che le aziende industriali tendono a contribuire maggiormente all'SDG 13 (Clima) e all'SDG 12 (Consumo e produzione responsabili) rispetto a quelle del settore dei servizi; ciò lascia supporre che un'esposizione più diretta generi un incentivo più forte ad agire.

■ I punteggi di contributo per Paese mostrano un certo grado di omogeneità in Europa

I punteggi complessivi più alti sono stati registrati per le aziende di Grecia (67,3), Turchia (63,9) e Italia (62,8), a fronte di punteggi più bassi in Polonia e Danimarca (51,7) e in Svizzera e Liechtenstein (54,6). La maggior parte dei paesi si colloca entro un intervallo di ± 2,9 punti rispetto alla media europea complessiva. Ciò suggerisce che le aziende in Europa operano ormai all'interno di quadri di sostenibilità ampiamente condivisi, caratterizzati da livelli analoghi di regolamentazione e aspettative.

■ La maggior parte delle aziende ha ormai assunto impegni strategici e adottato misure interne di prevenzione; tuttavia, per molte di esse resta difficile tradurre tali impegni in azioni operative

Ciò vale in particolare per le PMI, che rappresentano il 56% delle aziende rispondenti. Anche la formazione dei dipendenti in materia di sostenibilità è un ambito che richiede ulteriori progressi, dato che la sua attuazione su larga scala è fondamentale per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).

■ L'efficacia delle iniziative di sostenibilità non viene ancora misurata sistematicamente in tutti gli ambiti

Tra le aziende che hanno adottato misure di sostenibilità legate a questioni sociali, solo la metà ne ha misurato i progressi. Tale pratica è decisamente più diffusa per le misure di carattere ambientale, sebbene il 20% delle aziende non ne monitori ancora l'efficacia. Anche la formazione sulla sostenibilità (SDG 4) offre margini di miglioramento: meno del 40% delle aziende propone ai propri dipendenti corsi su tematiche sociali e ambientali.

■ Le partnership multi-stakeholder e pubblico-privato presentano margini di miglioramento tra le aziende europee aderenti a UN Global Compact

Ciò è confermato dal basso punteggio di contributo relativo all'SDG 17 (22,1) e trova spiegazione nella natura volontaria di tali collaborazioni. Le partnership pubblico-privato rappresentano un'opportunità concreta per compiere ulteriori passi avanti e generare un impatto misurabile in tutti gli ambiti dello sviluppo sostenibile, in particolare, sul fronte del progresso tecnologico e del finanziamento.

Le raccomandazioni di UN Global Compact al settore privato

Sulla base di questi risultati, i Country Network europei di UN Global Compact che hanno contribuito allo studio rivolgono quattro raccomandazioni al settore privato europeo:

  • Incrementare la misurazione dei progressi in tutte le aree della sostenibilità, al fine di valutare efficacemente l'impatto e garantire l'allineamento con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
  • L'adattamento ai cambiamenti climatici deve diventare una priorità per tutti i settori in Europa, per assicurare la sostenibilità a lungo termine dei modelli di business.
  • Promuovere un maggior numero di partenariati multi-stakeholder e pubblico-privati, come alleanze intersettoriali, collaborazioni tra più parti interessate su progetti sostenibili innovativi o meccanismi di finanza pubblico-privata a sostegno dello sviluppo sostenibile.
  • Incrementare le opportunità di formazione sulla sostenibilità per tutti i dipendenti e i fornitori, garantendo così che l'impatto positivo in termini di sostenibilità si diffonda lungo l'intera catena del valore.
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