La Commissione europea ha da poco adottato gli standard europei di rendicontazione sulla sostenibilità (ESRS) rivisti e uno standard di rendicontazione volontario per le imprese di dimensioni più ridotte.
Gli ESRS disciplinano la comunicazione di questioni ambientali, sociali e di governance, tra cui il cambiamento climatico, la biodiversità e i diritti umani. Essi forniscono informazioni agli investitori e alle altre parti interessate per comprendere i rischi legati alla sostenibilità a cui sono esposte le imprese e il loro impatto sulle persone e sull’ambiente. Gli standard rivisti adottati sono concepiti per ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese europee, garantendo al contempo un’informativa di alta qualità. Essi fanno parte del Pacchetto Omnibus I, che snellisce la rendicontazione sulla sostenibilità nell’UE e riduce il numero di imprese soggette alla direttiva sulla rendicontazione aziendale in materia di sostenibilità (CSRD).
Per le aziende aderenti a UN Global Compact, la Communication on Progress (CoP) è lo strumento fondamentale attraverso cui rendicontare in modo chiaro e strutturato l’impegno sui Dieci Principi del Global Compact delle Nazioni Unite, che si declinano in quattro aree tematiche: governance, diritti umani e diritti del lavoro, ambiente e lotta alla corruzione. Attraverso indicatori standardizzati, la CoP consente alle imprese di valutare come la sostenibilità è integrata nei processi decisionali e nelle attività operative. Rendicontare significa anche rendere pubblici i propri impegni, favorendo un dialogo aperto e costruttivo con gli stakeholder come investitori, clienti, partner e comunità.
In un contesto globale caratterizzato da crescente instabilità climatica, pressioni normative e trasformazioni economiche profonde, la decarbonizzazione continua a rappresentare una delle principali priorità strategiche per il settore privato. La capacità delle imprese di misurare, gestire e ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra è oggi un elemento sempre più rilevante non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo della competitività, della resilienza e della gestione del rischio.
Nell’Unione Europea il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità grave risulta quasi doppio rispetto a quello delle persone senza una disabilità: l’11,6% contro il 5,9% secondo i dati Eurostat del 2024. Anche in Italia il divario è significativo. Secondo il XXVI Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva del Cnel, nel 2023 solo il 33% delle persone con gravi limitazioni e il 57% di quelle con una disabilità non grave ha un’occupazione, a fronte del 62% della popolazione senza una disabilità. A ciò si aggiunge una presenza ancora elevata in posizioni dequalificate, segnale di un mercato del lavoro che continua a essere condizionato da stereotipi e barriere culturali.
Il Parlamento europeo ha appena ratificato l’Omnibus Digitale sull’AI, parte del pacchetto Digital Omnibus, che modifica alcune norme della legge sull’intelligenza artificiale. Le misure di semplificazione introdotte per i sistemi che utilizzano l’AI, adottate con 423 voti a favore, 57 contrari e 174 astenuti, mirano a supportare le aziende nell’attuazione dell'AI Act, mantenendone al contempo le disposizioni principali e l’approccio basato sul rischio.
Nella revisione del quadro normativo UE sulla rendicontazione di sostenibilità, la semplificazione introdotta dal Pacchetto Omnibus è un’opportunità che può consentire alle imprese di concentrarsi meglio sulla gestione degli impatti e dei rischi e sulla creazione di valore sostenibile di lungo periodo, garantendo al contempo trasparenza, comparabilità e responsabilità lungo le catene del valore. La competitività europea si rafforza grazie alle aziende che adottano una sostenibilità più efficace, capace di creare valore nel lungo periodo e di supportare la gestione di rischi e impatti lungo le catene del valore.
Proprio in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, è importante ricordare che la tutela degli ecosistemi marini si conferma una delle principali priorità dell’agenda ambientale internazionale. Gli oceani rappresentano un elemento essenziale per l’equilibrio climatico del Pianeta, la sicurezza alimentare e la stabilità economica globale: producono oltre il 50% dell’ossigeno che respiriamo, regolano il clima terrestre e assorbono circa il 90% del calore in eccesso generato dal cambiamento climatico, oltre a una quota significativa delle emissioni antropiche di CO₂. Tuttavia, proprio questa funzione di regolazione sta mettendo sotto pressione gli ecosistemi marini, sempre più esposti all’aumento delle temperature, all’acidificazione delle acque, alla perdita di biodiversità, all’inquinamento da plastica e allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali.
Quest’anno la Giornata Internazionale dell’Ambiente assume un valore ancora più importante: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha appena approvato una risoluzione che riconosce la responsabilità legale degli Stati di fronte all’emergenza ambientale in corso. Il testo – promosso dalla piccola isola di Vanuatu, nell'Oceano Pacifico, territorio che subisce gravi conseguenze ambientali dovute all’innalzamento del livello dei mari – è stato approvato con 141 voti a favore, 8 contrari (Stati Uniti; Russia; Iran; Israele; Arabia Saudita; Yemen; Liberia e Bielorussia) e 28 astensioni. La risoluzione ratifica e dà seguito al parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) – il principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite – espresso a luglio 2025, e stabilisce che il contrasto all’emergenza climatica non è più un appello o un dovere morale, ma un dovere giuridico degli Stati, stabilito dal diritto internazionale.
Contributo a firma di Daniela Bernacchi, Executive Director, UN Global Compact Network Italia pubblicato nel Rapporto EcoMedia 2025 sull'informazione ambientale in Italia
Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità di impresa, ma non solo, esiste un paradosso sempre più evidente: mentre le aziende accelerano l’integrazione di criteri ambientali, sociali e di governance nei propri modelli operativi, il racconto mediatico di questa trasformazione appare spesso frammentato, intermittente e in parte disallineato rispetto alla realtà. La distanza non è solo quantitativa, ma soprattutto narrativa. Il modo in cui l’informazione si struttura oggi, fortemente influenzato da logiche algoritmiche e metriche di attenzione, tende a privilegiare ciò che è immediato, conflittuale o “virale”. La sostenibilità, al contrario, è un processo lento, sistemico, spesso tecnico, che difficilmente si presta a diventare contenuto da alto “click-through rate”.
Dopo aver compreso come la perdita di biodiversità e il degrado del capitale naturale rappresentino un rischio sistemico per l’economia globale, per le imprese si apre una fase nuova e più concreta: tradurre la consapevolezza in azione. La domanda non è più se intervenire, ma come farlo in modo efficace, credibile e coerente con un contesto in rapida evoluzione. Negli ultimi anni, il quadro di riferimento si è infatti arricchito di strumenti, standard e normative che, pur nella loro complessità, delineano una traiettoria sempre più chiara: per le imprese, orientarsi tra questi elementi non significa solo rispondere a obblighi emergenti, ma costruire un posizionamento competitivo in un’economia sempre più attenta al valore della natura.
Negli ultimi anni, la DE&I ha conosciuto una rapida diffusione nelle politiche aziendali, diventando un elemento sempre più presente nelle strategie di sostenibilità, nei report ESG e nelle pratiche di gestione delle risorse umane. Conseguentemente, gran parte delle organizzazioni ha introdotto programmi dedicati, ruoli specifici e indicatori di monitoraggio correlati. Questa crescente istituzionalizzazione ha portato a una fase che può essere definita di “maturità formale” della DE&I, essendo la presenza di iniziative e policy oggi diffusa in numerose grandi imprese e multinazionali così come in PMI.
Dal 2025, però, abbiamo assistito a un backlash importante su queste tematiche: negli Stati Uniti, molte aziende hanno fatto passi indietro e nuove resistenze si riscontrano sul piano aziendale, sia a livello interno – come, ad esempio, nello scetticismo diffuso e nella percezione di scarsa importanza dei temi – che a livello esterno, con narrative che mettono in discussione il valore delle politiche di inclusione.
Nell’ambito della prima edizione dell’iniziativa “AI Days” – organizzata dalla Direzione generale per i partenariati parlamentari per la democrazia (DG PART) in collaborazione con alcune delle Commissioni del Parlamento europeo (AFCO, EMPL, IMCO e LIBE) – sono stati discussi e approfonditi aspetti normativi, etici e strategici legati alla governance dell’intelligenza artificiale, con un’attenzione particolare all’equilibrio tra sicurezza democratica, innovazione e cooperazione multilaterale. In un contesto di competizione globale, la corsa all’AI rende sempre più urgente per l’Europa consolidare la propria visione strategica fondata sui diritti e sui principi democratici: l’AI Act nasce da una consapevolezza profonda dei rischi che tecnologie come i deepfake e la sorveglianza automatizzata possono comportare per la trasparenza democratica.
Il 1° maggio, celebrato in tutto il mondo come la Giornata Internazionale dei Lavoratori, è ormai un momento di riflessione collettiva sulle trasformazioni del mondo del lavoro e sulle disuguaglianze che ancora lo attraversano, sia nell’accesso che nella qualità dell’occupazione: basti pensare che oltre 1 miliardo di lavoratori – circa 1/3 a livello globale – non guadagna abbastanza per condurre una vita dignitosa e che oltre 27,6 milioni di persone sono vittime di lavoro forzato in tutto il mondo. A questo quadro si aggiungono le disparità di genere che, nonostante l’attenzione crescente, non sono ancora state colmate: il tema della differenza salariale tra uomini e donne rappresenta tutt’oggi, insieme alla questione della rappresentanza, uno degli indicatori principali delle disuguaglianze nel mondo del lavoro.
Ogni anno, dal 1970, si celebra in tutto il mondo l’Earth Day, la più ampia iniziativa ambientalista nata per sensibilizzare sull’importanza della tutela ambientale e incentivare azioni individuali e collettive per frenare il cambiamento climatico. Il tema di quest’anno è “Our Power, Our Planet”, un invito a sottolineare ancora una volta il ruolo attivo che rivestono cittadini, comunità e istituzioni, e a ricordare che soltanto insieme - attraverso la collaborazione e l'azione collettiva - imprese, governi, mondo accademico e società civile possono tracciare un percorso verso una vera transizione ecologica.
Il tema della gestione sostenibile delle catene di fornitura è, oggi, centrale più che mai: il report Global Value Chains Outlook 2026 del World Economic Forum, presentato a Davos a gennaio 2026, sottolinea come le catene del valore globali siano entrate in un’era di instabilità strutturale, che costringe il settore privato a rivalutare le modalità e le destinazioni dei propri investimenti e della propria produzione. Quasi tre dirigenti aziendali su quattro danno ora priorità agli investimenti nella resilienza all’interno delle proprie catene di fornitura e del valore, con il 74% che la considera un motore di crescita, piuttosto che uno strumento di gestione del rischio. Il grande dilemma per le aziende sarà quello di capire come rimanere competitivi in un contesto caratterizzato da frammentazione geopolitica, accelerazione del cambiamento tecnologico e crescenti limitazioni delle risorse.
Aiutare le imprese a integrare la tutela dei diritti umani e dei lavoratori nelle strategie aziendali, con particolare attenzione alle proprie operations e alla catena del valore. È questo l’obiettivo del Business & Human Rights Accelerator promosso dal Network italiano di UN Global Compact per il terzo anno consecutivo, che vede protagoniste 33 aziende aderenti – di cui 85% company e 15% PMI, provenienti da diversi settori merceologici. Durante la prima sessione locale del programma di formazione – che si avvale della moderazione di Oxfam Italia e del supporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) – è stata anzitutto portata l’attenzione sugli UN Guiding Principles on Business and Human Rights (UNGPs), delineando un quadro di riferimento chiaro e autorevole sulle politiche e sui processi che le aziende dovrebbero adottare per garantirne il pieno rispetto.
La crisi climatica e la crescente scarsità delle risorse stanno ridefinendo in profondità il modo in cui le imprese operano, competono e generano valore. In questo nuovo contesto, la tutela del capitale naturale e della biodiversità non è più un’opzione accessoria ma un pilastro per la resilienza, la crescita e la competitività aziendale. Proteggere gli ecosistemi non significa solo prendersi cura del Pianeta, ma tutelare le fondamenta stesse dei modelli di business e dei sistemi economici globali.
Un contesto normativo e internazionale in evoluzione: dalla compliance al valore strategico
Il mondo della rendicontazione della sostenibilità aziendale non resta fermo. Nell’ultimo anno, le aziende di tutto il mondo hanno affrontato cambiamenti rilevanti, sia nelle modalità sia negli strumenti per comunicare i propri progressi. Dalla semplificazione del pacchetto Omnibus I, che ha rappresentato un importante fattore di cambiamento influenzando l’applicazione e l’ambito degli ESRS, al consolidamento della direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), fino alla crescente adozione a livello internazionale degli IFRS Sustainability Standards e al rilascio dei più recenti standard GRI, come il GRI 102 sui cambiamenti climatici.
L’Intelligenza Artificiale (AI) è la frontiera tecnologica che oggi rappresenta appieno il punto di equilibrio tra i concetti di rischio e opportunità per il settore privato. Nell’era della trasformazione digitale, le aziende affrontano una sfida a doppio taglio: adottare l’Intelligenza Artificiale per restare competitive e, allo stesso tempo, gestirne i potenziali impatti sui diritti umani attraverso l’integrazione di una due diligence sui diritti umani nei processi di sviluppo e utilizzo delle tecnologie.
Ogni anno, il 22 marzo, si celebra il World Water Day, una giornata istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite che vuole puntare i riflettori sul ruolo cruciale dell’acqua per la nostra vita e le nostre azioni quotidiane. Tra gli obiettivi principali della Giornata Mondiale dell'Acqua c’è quello di promuovere il raggiungimento dell’SDG 6, acqua e servizi igienico-sanitari per tutti entro il 2030, e di sensibilizzare più persone possibili sulla crisi idrica globale, con il fine di trovare strategie per una gestione sostenibile e sicura delle risorse idriche per tutte e tutti. Ogni anno, UN Water definisce il tema della giornata, e quello del 2026 è “Water and Gender”, anche sulla scia delle iniziative legate ai diritti umani e delle donne che si celebrano nel mese di marzo.