Quest’anno la Giornata Internazionale dell’Ambiente assume un valore ancora più importante: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha appena approvato una risoluzione che riconosce la responsabilità legale degli Stati di fronte all’emergenza ambientale in corso.

Il testo – promosso dalla piccola isola di Vanuatu, nell'Oceano Pacifico, territorio che subisce gravi conseguenze ambientali dovute all’innalzamento del livello dei mari – è stato approvato con 141 voti a favore, 8 contrari (Stati Uniti; Russia; Iran; Israele; Arabia Saudita; Yemen; Liberia e Bielorussia) e 28 astensioni.

La risoluzione ratifica e dà seguito al parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) – il principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite – espresso a luglio 2025, e stabilisce che il contrasto all’emergenza climatica non è più un appello o un dovere morale, ma un dovere giuridico degli Stati, stabilito dal diritto internazionale.

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Novità introdotte dalla risoluzione

La novità nel testo appena approvato sta nella richiesta esplicita a tutti i 193 Stati membri di adottare tutte le misure possibili per evitare di causare danni al clima e all’ambiente entro i propri confini nazionali.

La risoluzione è un importante segnale della volontà politica di far fronte ai cambiamenti climatici: i Paesi che l’hanno approvata si impegnano di fatto alla riduzione delle emissioni di gas serra. Il documento ribadisce, inoltre, che i Paesi devono dar seguito agli impegni sottoscritti con l’Accordo di Parigi, che invita le nazioni a limitare il riscaldamento globale al di sotto degli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. 

Inoltre, si chiede al Segretario generale delle Nazioni Unite di presentare nel 2027 una relazione sulle modalità per promuovere il rispetto degli obblighi individuati nel parere consultivo della Corte internazionale di giustizia.

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Perché la risoluzione è stata accolta con entusiasmo

La crisi climatica è sotto i nostri occhi: le stime dell’ultimo rapporto UNEP del 2025 rilevano che è molto probabile che il mondo superi l'obiettivo di 1,5 °C entro il prossimo decennio. L'aumento rapido delle temperature sta sconvolgendo i delicati ecosistemi terrestri, causando una serie di fenomeni, dall'innalzamento del livello del mare a fenomeni atmosferici estremi, a siccità sempre più frequente.

Per questo, riconoscere la responsabilità degli Stati nella lotta al cambiamento climatico è fondamentale, così come è necessario un approccio collaborativo con imprese, istituzioni e cittadini in un'azione coordinata e ambiziosa. Non si tratta solo di una responsabilità ambientale: proteggere gli ecosistemi significa anche tutelare la nostra vita e tutte le attività a essa connesse.

In più, in un clima di instabilità e polarizzazione a livello geopolitico – che colpisce direttamente i nostri modelli sociali ed economici – la risoluzione rappresenta anche un passo a favore del multilateralismo, che durante l’ultimo anno è stato messo in discussione da relazioni internazionali tese.

 

Fonte Immagini: Pexels

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