Ogni anno, dal 1970, si celebra in tutto il mondo l’Earth Day, la più ampia iniziativa ambientalista nata per sensibilizzare sull’importanza della tutela ambientale e incentivare azioni individuali e collettive per frenare il cambiamento climatico. Il tema di quest’anno è “Our Power, Our Planet”, un invito a sottolineare ancora una volta il ruolo attivo che rivestono cittadini, comunità e istituzioni, e a ricordare che soltanto insieme - attraverso la collaborazione e l'azione collettiva - imprese, governi, mondo accademico e società civile possono tracciare un percorso verso una vera transizione ecologica.

Secondo l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) – il principale organismo scientifico a livello globale, che valuta le informazioni scientifiche per comprendere i cambiamenti climatici – i gas serra, come l’anidride carbonica, derivanti dalle attività umane sono responsabili di un riscaldamento climatico crescente che sta già causando eventi metereologici estremi e danni diffusi ad ambiente e persone: ciascuno degli ultimi quattro decenni è stato progressivamente più caldo di qualsiasi decennio precedente dal 1850.

giornata internazionale della terra preservare il pianeta significa difendere il nostro futuro 02Oltre la sostenibilità tradizionale: l'azione climatica non può rimanere isolata 

Le scelte che facciamo oggi determineranno gli impatti e i cambiamenti che vedremo nel clima sul futuro. Se agiamo ora, possiamo ancora fare la differenza: una riduzione consistente e prolungata delle emissioni di gas serra limiterebbe l'evolversi e l'aggravarsi dei cambiamenti climatici.

In questo scenario, il ruolo delle aziende - nella consapevolezza del proprio impatto ambientale - risulta fondamentale: la tutela del capitale naturale e della biodiversità non sono più ormai un'opzione accessoria ma un pilastro per la resilienza, la crescita e la competitività aziendale. Proteggere gli ecosistemi non significa solo prendersi cura del Pianeta, ma tutelare le fondamenta stesse dei modelli di business e dei sistemi economici globali.

A fronte dei recenti dati scientifici, che sembrano delineare un futuro ineluttabile, il concetto di economia "nature-positive" sta così emergendo come nuovo paradigma economico, promosso dall’United Nations Environment Programme (UNEP) e ripreso anche dal World Economic Forum.

Questo approccio mira non solo a ridurre gli impatti negativi sull’ambiente, ma a invertire la perdita di natura entro il 2030, trasformando gli ecosistemi da passività in asset generativi di valore. Adottare un modello nature-positive significa:

  • valutare sistematicamente impatti e dipendenze dalla natura lungo tutta la catena del valore;
  • integrare tali valutazioni nei processi decisionali, nei sistemi di governance e nei piani strategici;
  • sviluppare prodotti e servizi che generino benefici netti per gli ecosistemi;
  • collaborare con stakeholder territoriali per preservare e rigenerare capitale naturale.

Un riferimento operativo fondamentale per le imprese è il framework della Taskforce on Nature-related Financial Disclosures, che guida le aziende a identificare, misurare e rendicontare rischi e opportunità legati alla natura, analogamente a quanto già avvenuto per i rischi climatici.

Implicazioni per le imprese: dalla conformità alle opportunità

In questo contesto già complesso, anche il quadro normativo europeo continua a evolversi: con il Pacchetto Omnibus I, recentemente approvato e adottato in maniera definitiva, alcune disposizioni sono state riviste per ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare la competitività delle imprese europee. In particolare, sono state ridotte le soglie dimensionali delle imprese direttamente soggette agli obblighi e introdotti tempi di applicazione più graduali, mantenendo però l’impianto generale della regolazione sulla sostenibilità.

Ciò non significa però che il tema perda rilevanza per il sistema produttivo. Anche le imprese non direttamente soggette agli obblighi continueranno a essere coinvolte attraverso le catene di fornitura, le richieste informative di partner e investitori e l’evoluzione della finanza sostenibile.

Quello che deve emergere però è che al di là degli obblighi normativi proteggere la natura aiuta a generare valore economico e innovazione: soluzioni basate sulla natura (nature-based solutions) come: il ripristino di zone umide, la riforestazione, l’agroecologia o le infrastrutture verdi urbane, possono ridurre costi operativi, aumentare la resilienza e migliorare la reputazione aziendale. Secondo le stime del World Economic Forum, una transizione verso un’economia positiva per la natura potrebbe creare oltre 10.000 miliardi di dollari di opportunità economiche entro il 2030.

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Un percorso per strutturare una strategia di sostenibilità integrata

Capitale naturale e biodiversità sono un elemento strategico per le aziende se integrati nei piani di sostenibilità, in sinergia con le strategie a contrasto del cambiamento climatico e gli strumenti di finanza sostenibile. Se la tutela della natura assume quindi quel ruolo di elemento trasformativo della nostra economia allora il futuro ineluttabile che emerge dai recenti rapporti dei più importanti organismi internazionali può davvero essere cambiato.

È su questa premessa che UN Global Compact Network Italia ha appena lanciato il percorso “Starting Naturededicato alla biodiversità e al capitale naturale, con l’obiettivo di accompagnare le imprese nel porre le basi per identificare impatti e dipendenze, allinearsi agli standard internazionali e definire roadmap operative e misurabili.

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