Si è conclusa il 31 ottobre a Yerevan, in Armenia, la XVII Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica (COP17), un appuntamento centrale per fare il punto sull’attuazione del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (GBF), il quadro globale adottato nel 2022 che definisce 23 obiettivi da raggiungere entro il 2030 per arrestare e invertire la perdita di biodiversità. La Conferenza ha rappresentato un momento importante di verifica collettiva: per la prima volta, i Paesi hanno esaminato i progressi complessivi compiuti nell’attuazione del Framework, evidenziando tanto i passi avanti quanto la necessità di accelerare l’azione internazionale. Tra i principali risultati figura l’adozione del cosiddetto "Yerevan Pathway", un percorso condiviso per rafforzare l’attuazione degli impegni globali nei prossimi anni.
Un bilancio dei progressi: il mondo è ancora lontano dagli obiettivi al 2030
Il quadro emerso dalla prima valutazione globale conferma che, nonostante una crescente mobilitazione internazionale, il ritmo degli interventi non è ancora sufficiente. Quasi il 90% dei Paesi ha definito obiettivi nazionali per la biodiversità, ma meno della metà di quelli valutati risulta attualmente in linea con il raggiungimento dei traguardi previsti. Il divario tra impegni e risultati concreti rimane quindi significativo. La perdita e il degrado degli ecosistemi, la pressione sulle specie e l'utilizzo non sostenibile delle risorse naturali richiedono interventi più incisivi, insieme a una maggiore integrazione della biodiversità nelle politiche economiche, nei processi decisionali e nei modelli di produzione e consumo.

Lo "Yerevan Pathway": accelerare l’attuazione del Global Biodiversity Framework
La COP17 ha adottato quasi 50 decisioni su diversi ambiti della Convenzione, con l’obiettivo di rafforzare gli strumenti scientifici, tecnici e operativi necessari a raggiungere gli obiettivi del GBF. Il principale risultato negoziale è rappresentato dallo Yerevan Pathway, che individua alcune priorità per colmare il divario di attuazione emerso dalla valutazione globale.
Tra queste figurano:
- l’accelerazione della riforma degli incentivi e dei sussidi dannosi per la natura
- il rafforzamento del sostegno finanziario e tecnico ai Paesi in via di sviluppo
- una maggiore integrazione della biodiversità nelle politiche economiche e nei bilanci nazionali
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata al rafforzamento dei sistemi di monitoraggio, rendicontazione e revisione dei progressi. Un altro risultato significativo riguarda l’adozione delle Sevan Guidelines, che definiscono le modalità operative del nuovo organo sussidiario permanente dedicato all’articolo 8 della Convenzione, rafforzando il riconoscimento del ruolo dei popoli indigeni e delle comunità locali nella tutela della biodiversità e nella gestione sostenibile degli ecosistemi.
Mobilitare risorse e investimenti: una sfida ancora aperta
Il finanziamento resta una delle condizioni fondamentali per tradurre gli impegni internazionali in interventi concreti. Nel corso della Conferenza sono stati annunciati quasi 2 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti per la biodiversità. Tra le iniziative presentate figurano 560 milioni di dollari nell'ambito del nono ciclo di rifinanziamento del Global Environment Facility e del Global Biodiversity Framework Fund, 500 milioni destinati alla Species Recovery Alliance e oltre 330 milioni attraverso il Value Nature Fund, iniziativa volta a mobilitare capitali privati per la tutela della natura.
Si tratta di segnali importanti, che tuttavia dovranno tradursi in risorse effettivamente mobilitate e in progetti capaci di generare risultati misurabili. La capacità di coinvolgere anche il settore privato e orientare gli investimenti verso attività compatibili con la conservazione e il ripristino degli ecosistemi rimane, infatti, una componente essenziale del percorso.

Il ruolo delle imprese: dalla consapevolezza agli interventi concreti
La COP17 ha ribadito l'importanza del coinvolgimento del settore privato nell'attuazione del Global Biodiversity Framework. In particolare, il confronto ha richiamato il Target 15, che invita a rafforzare la capacità delle imprese, soprattutto di grandi dimensioni, di valutare e rendicontare i propri impatti, dipendenze e rischi legati alla biodiversità. A Yerevan, organizzazioni internazionali e rappresentanti del mondo imprenditoriale hanno inoltre sottolineato la necessità di politiche chiare, strumenti condivisi e condizioni favorevoli agli investimenti privati.
È in questo quadro che si inserisce l’attività di UN Global Compact Network Italia in dialogo con le aziende. Nel 2025 è stata promossa la ricerca “Le aziende italiane e la tutela del capitale naturale per contrastare il cambiamento climatico” in collaborazione con The European House – Ambrosetti e il supporto scientifico dell'Università Ca' Foscari Venezia. L'indagine ha evidenziato che il 78% delle imprese coinvolte dallo studio riconosce come la protezione della natura rafforzi la resilienza del proprio modello di business ma questa consapevolezza di traduce ancora poco in pratica e solo il 42% monitora in modo sistematico gli impatti su biodiversità ed ecosistemi naturali.

Dalla biodiversità al clima: verso la COP31 in Türkiye
A pochi giorni dalla conclusione della COP17, l'attenzione della comunità internazionale si sposterà nuovamente sui temi della sostenibilità con la COP31 sul clima, in programma ad Antalya, in Tuchia, dal 9 al 20 novembre 2026. Il passaggio da Yerevan ad Antalya richiama la stretta interconnessione tra crisi della biodiversità e cambiamento climatico.
La tutela e il ripristino degli ecosistemi rappresentano infatti una componente essenziale anche delle strategie di mitigazione e adattamento, contribuendo alla resilienza dei territori, delle comunità e delle attività economiche. Gli esiti della COP17 consegnano dunque una priorità chiara: accelerare l'attuazione degli impegni assunti, rafforzando la cooperazione internazionale e il contributo di tutti gli attori – governi, istituzioni, imprese e società civile – per trasformare gli obiettivi globali in risultati positivi concreti per la natura e per il sistema economico-produttivo.
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